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Programmazione - Cinema SAFFI - Sala 300
FERIALI: 20.30 - 22.35
FESTIVI: 16.00 - 18.15 - 20.30 - 22.35 Martedì riposo settimanale
Titolo: IL CONCERTO
Regista: Radu Mihaileanu
Sceneggiatura: Radu Mihaileanu, Matthew Robbins
Interpreti: Aleksei Guskov (Andreï Filipov), Mélanie Laurent (Anne-Marie Jacquet), Dmitri Nazarov (Sacha Grossman), Valeri Barinov, François Berléand (Olivier Morne Duplessis), Miou-Miou (Guylène de la Rivière), Lionel Abelanski (Jean-Paul Carrère), Valeri Barinov (Ivan Gavrilov)
Montaggio: Ludovic Troch
Musiche: Armand Amar
Produzione: BIM, Castel Films, Les Productions du Trésor, Panache Productions
Distribuzione: BIM distribuzione
Francia 2009, 120 Min
Trent'anni dopo, l'inaspettato riscatto di un torto subìto. Prima c'era stato il successo internazionale, la caduta, il dimenticatoio di una vita degradata trascorsa a sognare. Finchè il caso ha offerto un'opportunità riparatoria.
Impostosi con "Train de vie", Radu Mihăileanu è forte di un'ironia che sa confrontarsi coi drammi storici. In "Le Concert", da lui sceneggiato e diretto, prende le mosse dall'eredità dei danni generati da un socialismo reale sovietico (periodo Breznev) che osteggiava minoranze quali gli ebrei e i gitani e distruggeva, come "nemico del popolo", il personaggio scomodo di turno. Dell'oggi, il cineasta bersaglia il nuovo potere dei magnati e ci parla sia del rapporto tra individuo e collettività (materializzato nel concerto, appunto) che dell'arricchimento umano e culturale offerto dalle migrazioni, attraverso l'incontro musicale tra russi, gitani e francesi, con palesi contrasti - a cominciare da quello economico - nell'ambientazione, nei costumi, nei movimenti e nelle tecniche di ripresa. Con sorriso bonario, vengono tutti un po' sfottuti in quelle pecche che sono diventate stereotipo etnico. Attingendo poi dall'autobiografia rispetto al tema della falsa identità, che ricorre nei suoi film, Mihaileanu abbina ai protagonisti rispettive fissazioni (dalla musica perfetta inseguita dal direttore d'orchestra all'ideologia e all'amato ristorante dell'impresario). E varia agilmente dal comico arruffato all'assoluto di un'esecuzione da applausi dell'opera di Ciajkovskij (spezzetta infatti il momento topico con flash degli sviluppi futuri) e al risvolto sentimentale, con una prova ispirata - che si esalta nella scena della cena a due - di Alexeï Guskov e un colpo di scena finale. Incalzante e confusionaria, una festa di battute e siparietti spassosi: l'ambulanza usata come mezzo di trasporto per rintracciare i reduci e rimettere in piedi l'orchestra o la doppiatrice porno che sferruzza a maglia mentre dà voce alle immagini, i passaporti falsficati in aeroporto o il matrimonio mafioso, sfarzosamente pacchiano, con annessa sparatoria
L’UOMO CHE VERRA’
di Giorgio Diritti
FERIALI: 20.30
FESTIVI: 16.30 – 20.30
Interpreti: Claudio Casadio (Armando), Maya Sansa (Lena), Alba Rohrwacher (Beniamina), Vito (Signor Bugamelli), Tom Sommerlatte (Ufficiale delle SS), Eleonora Mazzoni (Signora Bugamelli), Raffaele Zabban (Don Giovanni), Orfeo Orlando (Il mercante), Diego Pagotto (Pepe)
Produzione: Aranciafilm
Distribuzione: Mikado Film
Italia 2009, 117 min.
L'infamia criminale delle rappresaglie sui civili. Il tragico fenomeno è quasi sempre parte integrante delle guerre e l'Italia, nel suo periodo più recente, lo ha conosciuto durante l'occupazione nazista. Uno degli episodi più gravi per dimensioni e modalità è stata la strage di Marzabotto, dove per mano di soldati tedeschi e SS in pochi giorni vennero trucidate circa 770 persone, per lo più donne, vecchi e bambini.
Dopo il felice caso de "il Vento fa il suo giro", suo film indipendente di debutto che – in ambito nazionale e all'estero - ha ottenuto una quindicina di riconoscimenti, con coerente continuità artistica (ambientazione montanara, intepreti scelti tra gli abitanti, utilizzo del dialetto stretto) Giorgio Diritti offre un contributo civile di memoria storica. Tra l'altro investendo molto di sé stesso: ha sceneggiato, prodotto, diretto, montato. Doppiamente a ragione, visto anche che il processo ai responsabili di quella vergognosa pagina si è svolto a 60 anni di distanza dai fatti. Con set e luci naturali, vestiti poveri e consunti, Diritti segue prima una rigorosa ricostruzione di costume (la macellazione del maiale, il parto in casa, i racconti degli adulti mentre tutta la famiglia riunita insieme intreccia ceste) e poi degli eventi. Mostra perciò come, approfittando del vuoto istituzionale e della superiorità di forze nei confronti della Resistenza, i giovani militari teutonici cresciuti sotto il regime hitleriano razziano il bestiame, stuprano, restano impassibili di fronte alla paura, al dolore, alla disperazione, alle invocazioni, rastrellano e uccidono nelle case, in chiesa, in un cimitero. Dopodichè banchettano, si ubriacano, cantano e ballano. Per un apprezzabile intento didattico di speranza contro i conflitti, sull'epico sottofondo di un coro d'età verde gli occhi sono quelli di una bambina che nell'orrore generale ha smesso di parlare, sopravvive per caso all'eccidio, salva il fratello neonato (eccolo, "L'Uomo che verrà"), lo riporta con sé al casale ormai vuoto e comincia a cantare.
A SINGLE MAN
di Tom Ford
FERIALI: 22.35
FESTIVI: 18.35 – 22.35
i>Sceneggiatura: Tom Ford, David Scearce dal romanzo “Un uomo solo” di Christopher Isherwood
Fotografia: Eduard Grau
Montaggio: Joan Sobel
Musiche: Abel Korzeniowski, Shigeru Umebayashi
Interpreti: Colin Firth, Julianne Moore, Nicholas Hoult, Matthew Goode, Jon Kortajarena, Paulette Lamori, Ryan Simpkins, Ginnifer Goodwin, Teddy Sears, Paul Butler [II], Aaron Sanders, Keri Lynn Pratt, Nicole Steinwedell, Ridge Canipe, Nicholas Beard, Brad Benedict, Jenna Gavigan, Brent Gorski, Adam Gray-Hayward, Marlene Martinez, Paul Butler, Lee Pace, Alicia Carr
Produzione: Fade To Black, Depth of Field, Artina Film
Distribuzione: Archibald Enterprise Film
Usa 2009, 99 min.
Sulla carta, ammettiamolo, un film diretto da uno stilista di successo (ex designer per Gucci) non suscitava grandi aspettative. Eppure, la Mostra di Venezia ha tributato un lusinghiero successo all’ambiziosa trasposizione del romanzo di Christopher Isherwood Un uomo solo, assieme alla Coppa Volpi per il misurato e convincente Colin Firth – vestito dallo stesso Ford con gusto impeccabile, con qualche rimando al Mastroianni dell’epoca – e a diversi premi collaterali, tra tutti il Queer Award per la sensibilità con cui affronta tematiche gay. Una vicenda struggente, la difficile elaborazione della perdita improvvisa del compagno di lunga data, affrontata con rigore espressivo, uno stile sobrio ma efficace, grande attenzione ai dettagli e un ricorso mai banale al flashback, essenziale in una vicenda che adotta l’unità di tempo e luogo. Sono 24 ore nella vita di un uomo (ormai) solo, il professore di inglese George Falconer dell’università di Los Angeles; ore decisive in quanto il dolore profondo (“cerca di arrivare alla fine del giorno”, si dice allo specchio appena sveglio) sta per indurlo a un gesto definitivo di commiato, valutato accuratamente con tanto di lettere già pronte per i pochi amici, istruzioni dettagliate, il vestito per il funerale – il nodo alla cravatta rigorosamente windsor, dopo tutto è un Englishman in California!
Siamo a fine novembre 1962, al culmine della crisi dei missili di Cuba e della guerra fredda, intorno è tutto un parlare di bunker e di atomica. “Quelli come noi”, riflette il professor Falconer, “sono invisibili al mondo”: la lunga storia d’amore è stata vissuta tra le pareti dell’elegante casa di vetro, al riparo dal perbenismo di vicini e colleghi. La giornata riserva incontri casuali, inviti a tornare alla vita dei sensi, delle relazioni, di una professione sfuggente (anziché parlare di un romanzo di Huxley, tiene una lezione sulla paura e sull’intolleranza) nel momento in cui il distacco appare più marcato. La serata riserverà più di una sorpresa, dalla cena a lume di candela con l’amica del cuore Charley, a sua volta in crisi – una scoppiettante Julianne Moore tra alcool, dichiarazioni taglienti e un ballo su Green onions che lascia il segno – fino all’incontro decisivo con il giovane studente Kenny, sorprendentemente premuroso: chissà se desidera intrecciare un rapporto dai contorni non definiti o se ha intuito le sue intenzioni…
A convincere di più, alla fine, sono le sottolineature – quanto attuali! – dell’impossibilità di essere accettati da una società bigotta, di rendere l’estremo saluto al partner, di esprimere il proprio lutto senza infingimenti, potendo soltanto immaginare il “bacio d’addio” (o piuttosto il bacio della morte) con cui si apre e si chiude il film: è bravo l’esordiente Tom Ford a racchiudere una vita intera in una giornata, a rappresentare riflessioni esistenziali senza appesantire la trama, a fornire con pochi tocchi l’atmosfera di un’epoca, a raccontare uno stato d’animo dolente che sa volgersi, nel corso della vicenda, dalla disperazione a una cupa serenità; grazie al cielo, senza bisogno di ricorrere ai fazzoletti ma con le musiche struggenti di Umebayashi e Korzeniowski. Un film da consigliare, soprattutto a coloro che quasi mezzo secolo dopo si ostinano a non voler vedere, tollerare, rispettare.
Programmazione Lunedì 08 febbraio 2010
>>Sala 100
Lunedì al Saffi FILM MAI VISTI
MARPICCOLO
di Alessandro DI Robilant
ore 21.00 - 22.30
Sceneggiatura: Andrea Cotti, Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli
Interpreti: Giorgio Colangeli, Valentina Carnelutti, Giulio Beranek, Anna Ferruzzo, Selenia Orzella, Michele Riondino, Roberto Bovenga, Nicola Rignanese, Maria Pia Autorino
Fotografia: David Scott
Montaggio: Roberto Missiroli
Produzione: Marco Donati
Distribuzione: Bolero Film
Italia 2009, 87 Min
Paolo VI, zona sud di Taranto. Un quartiere fatto di strade rotte, di autobus che non passano, di case prefabbricate, con la sagoma minacciosa dell'ILVA con i suoi veleni da una parte e dall'altra il profilo liquido del "marpiccolo". Un quartiere dove non c'è niente, e dove quel che c'è è abusivo o illegale. Un quartiere al limite. E anche Tiziano è un ragazzo al limite. A scuola ci va poco e male, ha alle spalle una famiglia con molti problemi, fa lavoretti per Tonio, il boss locale, e sogna soltanto d'andarsene via. Per lui il futuro sembra segnato. E quando finisce al carcere minorile, pare non esserci più nessuna speranza. Ma Tiziano non è solo: intorno a lui De Nicola, l'educatore, la Costa, la professoressa d'Italiano, Stella, la sua ragazza, Lucia, la sua sorellina, e Maria, sua madre. E persino Franco, suo padre, in apparenza lontano e ostile. Tutti hanno fiducia in lui, non si lasciano demoralizzare, perché credono che Tiziano abbia una possibilità. E' questa umanità dolente, buffa e contraddittoria che salva Tiziano. Ci saranno scelte difficili, tradimenti e riappacificazioni. Dolore e amore.
CINEMA SAFFI. FORLI'. VIALE DELL' APPENNINO 480.
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